Dieci giorni fa ero arrivato fino a Tuenno, oggi ho completato il giro fino al Lago di Tovel! Caricata (o meglio dire smontata …) la bici in auto, mi dirigo fino a Tuenno dove parcheggio qualche km dopo il paese, al centro sportivo. Sistemato tutto, faccio un paio di km in direzione Tuenno e subito prendo la strada per il Lago di Tovel.
Se volete farvi un idea, ecco le pendenze (non precise, ma indicative) della salita come le ho trovate sul sito salite.ch:
Si inizia subito con la breve discesa che porta all’altezza del Rio Tresenga che scende dal lago, per poi iniziare subito a salire. La giornata e’ molto bella e fresca, e l’inizio della salita e’ abbastanza tranquillo con pendenze pedalabili. Ma e’ piu’ a meno a meta’ che inizia la strada dura, praticamente subito dopo la localita’ “Il Capriolo”. Infatti compare un minaccioso cartello con pendenza 15%! Alcuni tratti sono durissimi e comunque e’ un bel tratto in forte pendenza fino a quando non si arriva fuori dal bosco all’altezza della grande frana che si vede sulla sinistra. Qui la strada perde un po’ pendenza, e si possono recuperare le forze.
La strada resta abbastanza pedalabile fino all’ultimo strappo di in prossimita’ del lago, dove un altro cartello 15% indica che sara’ ancora dura. Poco male, un po’ alla volta si arriva in cima e mi posso finalemente riposare in riva al lago. Come previsto arrivano le nubi pomeridiane a minacciar temporale, per cui indossata la mantellina antivento, mi fiondo in discesa. Lunghissima e bellissima, piu’ di 10 minuti. Infine risalgo fino a Tuenno e percorro gli ultimi km in salita fino alla macchina.
Come primo giro in “macchina”, cioe’ senza partire in bici da casa, l’ho trovato molto bello e rilassante. Ideale da fare con calma pensando che l’ufficio e’ lontano parecchi km ^__^
Non so perche’ ancora mi stupisco di trovare strade sconosciute a pochi km da casa! Piu’ giro il Trentino e piu’ mi accorgo di conoscerlo poco. Sara’ che girando a piedi o in bici si hanno piu’ possibilita’ che non girando in auto o in moto, tante’ che ho acquistato un bel volume con diversi itinerari in mountainbike “dall’Adamello alla Marmolada” di Renato e Piercarlo Margoni. Prima uscita, la Valle dello Sporeggio. Meta’ della valle la conosco benissimo, dato che e’ la strada su cui faccio la maggior parte dell’allenamento in mtb, ma l’altro lato (quello sotto il Brenta) neanche sapevo che fosse percorribile!
Partenza da casa poco prima delle 9 e subito inizio la salita verso Spormaggiore. A dire il vero ero un po’ titubante, in quanto non stavo ancora benissimo dopo il massacrante giro in moto dell’altro ieri. Ma tanto, male che vada giro la bici e rientro in discesa. Infatti la salita fino a Spormaggiore mi sembra piu’ dura del solito, ma dopo una breve sosta alla fontana del paese, mi sento gia’ meglio e sono pronto per ripartire. Il libro indica come percorso una stradina al di sotto della statale fino a Castel Belfort. Proviamola. Il primo tratto e’ asfaltato e poi diventa uno sterrato molto sconnesso, e la pioggia del giorno prima ha reso il percorso molto fangoso. Poi un paio di rampe mi hanno costretto a spingere la bici a mano da quanto erano ripide. Riprendo la strada asfaltata poco prima del Castel Belfort, e mi raccomando di non percorre piu’ questo pezzo, ma solo la statale!
La salita prosegue al solito fino a Cavedago, dove faccio la sosta banana. Le gambe si sono riprese e girano ancora bene, per cui, poco dopo la Chiesa di San Tommaso svolto a destra e mi inerpico su per una carrozzabile. Alcuni tratti sono troppo pendenti per me, e dunque devo scendere a spingere. Dopo qualche chilometro arrivo al punto di non ritorno. Qui ci sono dei cartelli che indicano il percorso come Dolomiti di Brenta Bike, e il terreno diventa di nuovo sterrato e non molto bello (troppi sassi grossi in mezzo alla strada). Ok, proseguiamo, non potra’ essere troppo dura, no? Ben presto inizia la discesa (guardando in alto si vede il sentiero che sale verso la Malga Spora e mi accorgo che sto’ percorrendo la forestale che avevo visto l’anno scorso proprio da quel sentiero!), a tratti scorrevole a tratti molto dissestata. Proseguo fin quando non incontro il cartello “Discesa Pericolosa 20%”. Gulp, certe rampe in discesa!! Con molta cautela affronto le rampe con i freni tirati, e alla fine supero il dislivello senza troppi problemi.
Il percorso prosegue sempre in discesa, quasi mai pedalabile e sempre con i freni tirati, ma e’ molto bello da osservare con dei passaggi tra roccie e con caverne a qualche decina di metri di altezza. Si continua cosi’ fino alla localita’ “Le Seghe”, dove la strada torna ad essere asfaltata e si possono far riposare le mani stanche dal continuo lavoro sulle leve dei freni. Senza problemi si giunge a lambire Spormaggiore, ma subito si taglia in discesa verso l’abitato di Maurina. Splendida collocazione nella conca tra Spormaggiore e Sporminore che in effetti rende il posto molto isolato. Ora bisogna cercare la stradina che porta verso il basso sul ponte in legno per poi proseguire verso Maso Milano. Le strade qui sono mezze distrutte e con nessuna indicazione, ma una volta avvistato il ponte poco piu’ sotto, resta solo da decidere qual’e’ la strada migliore per raggiungerlo. La mia scelta forse non e’ stata la migliore, perche’ sul finale la strada diventava praticamente verticale e ho fatto fatica gia’ solo a rimanere in piedi tenendo la bici senza scivolare! Attraversato il ponte il piu’ e’ fatto, dato che la zona gia’ la conosco e scendo verso Maso Milano senza perdermi. Piccolo appunto per una delle donne piu’ belle mai viste che incontro quasi davanti al ristorante vicino al lago con le trote, che ricambia con piacere un breve sguardo intenso, castrato subito dalla presenza del (credo) marito e figlioletto. Ah, l’amur. Il giro finisce a Maso Milano e non mi resta altro che tornare a casa.
In definitiva un giro che merita. Farlo in senso inverso e’ impossibile (ho cercato di spiegarlo a dei turisti stranieri che ho incrociato durante la discesa delle rampe che gli aspettavano …), ma non ce ne’ veramente bisogno dato che gia’ cosi’ e’ molto bello. Nel libro viene descritto come “Itinerario di discreto impegno fisico, privo di difficolta’ tecniche degne di nota” … mi domando come saranno gli altri 45 itinerari. Mi tocchera’ scoprirlo ^__^
Ok, l’idea era di arrivare fino al Lago di Tovel, ma essendo il 3° giro in 4 giorni, forse era un po’ esagerata come meta, anche perche’ e’ la prima volta quest’anno che esco la mattina in bici con questo caldo (del resto e’ il primo giorno d’estate!). Partenza relativamente presto verso le 8:30, mi dirigo verso la Val di Non. Le opzioni sono molte, ma opto per salire da Sporminore e poi proseguire per le strade ai piedi del Brenta. La salita me la ricordavo un po’ piu’ facile, e il caldo si fa subito sentire, tanto che devo togliermi il casco per qualche minuto se no’ mi si frigge il cervello! Arrivo a Sporpiciol che sono gia’ bello cotto e arrostito (Dammit! Ho dimenticato la crema solare!), per cui mi fiondo sulla fontana a rinfrescarmi per bene. WOW, che buona quest’acqua!
Ripresomi un po’, accarezzo l’idea di dare forfait e tornare a casa, ma dato che la parte piu’ dura l’ho gia’ fatta, decido di proseguire … fin dove arrivo. I paesini si susseguono uno dietro l’altro (Lover, Campodenno, Termon, Cunevo, Flavon, Terres, Tuenno) ed ogni volta la strada che collega i paesi e’ sempre la stessa: si inizia con una discesa che costeggia la montagna fino al ponte che scavalca il torrente di turno, per poi reiniziare la salita fino al paese successivo. Il tutto non e’ male, anche perche’ sono strade poco trafficate e una leggere brezza attenua il caldo. Proseguo cosi’ fin quasi a Tuenno, dove so’ bene che per arrivare all’inizio della Valle di Tovel, bisogna prima salire a Tuenno, per poi ridiscendere fino all’altezza del torrente. Per cui, quando arrivo alla fine della discesa tra Terres e Tuenno, subito dopo il ponte addocchio una stradina che si inoltra verso la Val di Tovel. Quasi non ci credo. Potrebbe servire a tagliare tutto questo pezzo inutile! Allora mi inoltro per questa stradina (ci sono diverse indicazioni per dei tour in MTB), molto fiducioso, ma ben presto mi accorgo della fregatura! In alto vedo la strada che da Tuenno porta all’inizio della Val di Tovel, mentre io sotto mi addentro tra i meleti (ringrazio il contadino che mi ha lasciato passare senza irrorarmi!), fin quando arrivo ad un cancello di sbarramento. Sembra che ci sia qualche struttura tipo una piccola centrale idroelettrica o un sistema per il controllo delle acque, tant’e’ che non si puo’ proseguire, ed il sentiero si inerpica con delle rampe ripidissime fino alla strada di cui sopra. Spesso devo scendere e spingere la biga, e gia’ cosi’ faccio una fatica atroce (ma qualcuno riesce a pedalare su queste pendenze?). Arrivato in cima sono proprio stanco. Il cartello per il lago indica 10 Km, e ben 700 metri di dislivello. Probabilmente spremendomi per bene ce l’avrei anche fatta ad arrivare al lago, ma dato che tra qualche giorno sono in ferie, non voglio massacrarmi inutilmente ora, per cui mi fermo qui, anche perche’ ormai ho le braccia che friggono dal sole, e non voglio certo ustionarmi. Allora dopo un po’ di riposo con la seconda banana di giornata, riparto verso casa ripercorrendo lo stesso percorso dell’andata, ad esclusione delle rampe in cui ho spinto la bici, sostituite dalla strada normale che scende da Tuenno. Il rientro fino Sporminore, con i vari saliscendi, lo percorro tutto sommato abbastanza facilmente, dopodiche’ mi godo tutta la discesa fin quasi alla Rocchetta.
Alla fine giungo a casa stanco, ma non piu’ del solito e sicuramente non distrutto. Il dislivello tra la partenza e l’arrivo e’ di soli 403 metri, ma con tutti quei saliscendi tra un paese e l’altro sara’ stato molto di piu’. E’ meglio se mi compro un computer da bici con anche l’altimetro per calcolare il reale dislivello. Comunque un giro completo che e’ solo rimandato, o forse e’ meglio se inizio a caricarmi la bici in auto e partire per il Lago di Tovel direttamente da Tuenno, in modo da godermi solo la parte migliore, anche perche’ gia’ cosi’ sono 50km, ed andare fino al lago sarebbero stati piu’ di 70km, con oltre 1000 metri di dislivello. Fattibili, certo, ma non in mezza giornata.
Finalmente sembra che il tempo si stia stabilizzando, e dato che oggi mi sentivo bene, e che la giornata e’ lunghissima (siamo quasi al solstizio d’estate), ne approfitto per un bel giretto post-lavorativo. Questa volta l’idea e’ di fare il giro da Masen all’incontrario, quindi arrivato a Grumo, invece di proseguire per la ciclabile verso Sud, attraverso l’Adige per giungere a San Michele all’Adige. Da qui inizia la salita che porta a Faedo, e subito ci sono un paio di strappetti impegnativi. Tutto sommato proseguo senza troppi problemi (a parte il passaggio di qualche camion da cava di troppo …) e arrivo fino a Faedo. La salita e’ si’ ben dura, ma e’ anche molto continua e non arrivo “cotto” in cima. Rabboccato la borraccia ad una fontanella, proseguo per iniziare il tratto piu’ difficile: da Faedo alla Pineta. Il cartello con pendenza 18% non scherza, per cui riesco a fare la salita con un paio di strappi e molta fatica. Arrivati in cima, il piu’ e’ fatto, dato che ora si prosegue con qualche saliscendi fino a Masen. E’ bello che alle 19:30 ci siano ancora i raggi di sole ad illuminare la strada. Giunti a Masen inizia il discesone fino a Ville di Giovo. Qui, invece di scendere a Verla e poi a Lavis, taglio per i Serci, per poi buttarmi in picchiata fino a San Michele per poi tornare tranquillamente a casa.
Da questo lato il giro e’ piu’ corto, dato che posso tagliare il rientro, ma anche piu’ faticoso perche’ la salita fino alla Pineta di Faedo e’ piu’ impegnativa, ma alla fine risulta molto gratificante. Vedro’ di ripetermi prima o poi!
Una settimana intera a pedalare ad oltre 2000 mt. e’ un esperienza unica.
13/11/2007 – Los Realejos -> Icod Alto -> La Corona 750mt.
Primo giro per esplorare un po’ la zona e verificare lo stato delle gambe. Vado un po’ a caso per il paese di Los Realejos cercando di trovare la strada che porta alla montagna che vedo alla mia destra, ma tra strade tutte in salita (o discesa), sensi unici continui e nessuna indicazione stradale, giro parecchio a vuoto, prima di trovare la strada che mi portera’ ad Icod Alto e poi a La Corona ad una quota di 750mt. Subito capisco che la zona bassa dell’isola e’ molto brutta, piena di case ovunque e strade tutte su’ o giu’. Ma gia’ pedalare al caldo fa tutto un altro effetto (un termometro segnava 30,5°, anche se in media saranno stati 26°-27°) rispetto alle gelate prese ultimamente sul Fausior.
14/11/2007 – El Portillo -> Teide -> Garachico
IL giro. Il vero motivo per qui sono qui, il Teide. Fare un dislivello di 2000mt. non se ne parla. Gia’ arrivare a 1000mt. per me e’ tanto, quindi il metodo migliore e’ recarsi alla stazione dei Guagua a Puerto de la Cruz, e caricare la MTB sul BUS turistico che ogni giorno alle 9:15 sale sul Teide. Fermata El Portillo. Da qui inizia un giro fantastico, dentro il cratere di questo splendido vulcano. La strada e molto bella e la temperatura gradevole, appena sotto i 20° direi (e siamo a 2000mt.!). L’aria e’ pulitissima, a parte qualche macchina di troppo che comunque non crea problemi. Passo la base del Teide, dove c’e’ la teleferica che sale quasi in cima, ma non sono qui per questo, per cui proseguo tra canion e monumenti rocciosi che ricordano un po’ il Gran Canyon. La fatica si fa sentire, anche per il poco ossigeno. Ma dopo aver macinato chilometri su chilometri, si arriva ad una splendida discesa, lunga e con una varieta’ di panormi unici. Incontro qualche problema, quando prendo le rampe che salgono ad Arguayo, ma con un po’ di pazienza e stringendo i denti, arrivo a Santiago del Teide. Altro sforzo per salire ad Erjos, ma da qui in poi sara’ solo discesa. Ma non e’ finita. Prima ci si tuffa attraverso una nuvola, e sotto si scende a Garachico su una strada a strapiombo sulla costa. Da qui riprendo la corriera che torna a Puerto de la Cruz. Piu’ di 8 ore in sella, ma per un giro cosi’ ne valeva la pena!
15/11/2007 – Santiago del Teide -> Masca -> Buenavista
Ero ben un po’ stanco dal giro sul Teide, ma dato che bisogna sfruttare per bene ogni giorno, decido di prendere il bus per tornare fino a Santiago del Teide da dove inizia la salita per Masca. La giornata e’ splendida e sebbene con fatica arrivo in cima alla salita. La visuale sul monte Teno e’ magnifica, e sotto si vede Masca raggiungibile con una discesa pazzesca. Arrivato al paesino, mi riposo un po’ a guardare la zona, che poi si riparte, stavolta per la strada in salita (in effetti Masca e’ in fondo ad una conca). Solo che quando sembra di essere arrivati in cima, la strada inizia a scendere per poi riprendere a salire. Mi ha fatto questo scherzo 3 volte. Ma alla fine, sono arrivato in cima, e da li e’ stata solo discesa fino a Buenavista. Ci sarebbe stata la costa da visitare fino al faro del Teno, ma ero proprio cotto. Ripreso il guagua sono ritornato in albergo a riposare.
16/11/2007 – El Portillo -> Los Realejos (via sterrato)
Giorno di riposo. O quasi. Vista la splendida giornata, bisogna comunque fare qualcosa anche di poco impegnativo, per cui decido di fare una bella discesa dal Teide fino a Los realejos. E allora vado alla guagua station di Puerto de la Cruz, e con il bus turistico salgo a El Portillo. Stavolta ci sono un paio di altri ciclisti che salgono, ma loro vedo che si buttano a capofitto per sterrati al limite della praticabilita’ (del resto erano vestiti come i piloti di motocross, con protezioni ovunque). Io invece faccio una discesa piu’ tranquilla. Inizio a scendere da El Portillo per un paio di km, quando sulla sinistra imbocco una strada sterrata con tanto di cartello per Los Realejos. Bene, la direzione e’ giusta. E la strada abbastanza percorribile, anche se sullo sterrato sono ancora abbastanza impacciato. Comunque 1000mt. di dislivello su sterrato sono una favola. E poi altri 1000 su asfalto per tornare in albergo senza neanche un metro di salita. Fatica poca (piu’ alle braccia), ma esperienza entusiasmante.
17/11/2007 – El Portillo -> La Esperanza -> El Sauzal
“Four season in one day” cantavano i Crowded House. E’ cio’ che ho vissuto oggi. Ma partiamo con ordine. Tanto per cambiare salgo a El Portillo (stavolta la corriera era strapiena di MTB), ma invece di prendere la strada per il Teide, prendo quella che va dal lato opposto. Molto piu’ tranquilla e meno di turisti, il panorama e’ molto bello. Pedalando pedalando, si arriva all’Osservatorio astronomico del Monte Teide, che purtroppo avevo gia’ verificato aveva sospeso le visite. Vabbe’ comunque e’ bello vederli anche dall’esterno questi splendidi telescopi. Poi si procede praticamente in costa al vulcano, con visuale dell’oceano sia a sinistra (col sole) che a destra (nuvoloni ovunque). Incredibile. E ben presto inizia una lunga discesa che scende fino a La Esperanza. Molto tranquilla e raramente si prende forte velocita’. Poi all’improvviso le nuvole che erano alla mia destra, me le trovo davanti, e ci finisco dentro in una atmosfera incredibile. Sembrava di stare in cima alla Roccapiana il primo gennaio scorso: non si vedeva nulla intorno. E un freddo cane (fortuna che avevo dietro il pile stavolta). E cosi’ com’era comparso, l’inverno sparisce e riappare una splendida primavera quando arrivo a La Esperanza. Qui devo decidere da che parte andare, e opto per Tacorone. La strada si inerpica un po’, ma poi inizia a ridiscendere. Arrivato in questo (brutto) posto, cerco la fermata dell’autobus, ma e’ abbastanza incasinato trovarla. Ne trovo una, ma l’autobus non arriva mai. Solo dopo 1 ora, ne arriva uno, ma e’ talmente piccolo che la bici non ci sta’. Incazzato come una iena, sfogo la rabbia facendo qualche km fino a El Sauzal in un atmosfera praticamente estiva. Qui riesco a trovare una fermata vicino all’autopista. E stavolta la bici ci stava, anche se ho dovuto smontare entrambe le ruote. Giornata faticosa (piu’ di 7 ore in bici), ma i posti visti oggi mi hanno fatto dimenticare le difficolta’ finali.
18/11/2007 – El Portillo -> Las Canadas -> Los Realejos (via sterrato)
Ultimo giorno. Che fare? Andare al mare non ci penso neanche, e allora andiamo a dare l’addio al Teide. Guagua per El Portillo. Stavolta c’erano MTB ovunque. Ho duvuto aspettare una seconda corriera!! Comunque una volta in cima, si sente che la giornata e’ piu’ fredda delle precedenti e tira anche un vento fastidioso. E allora faccio con calma qualche km sulla Canadas del Teide, scatto le ultime foto e poi ritorno indietro per la strada sterrata dell’altro giorno. Che dire, un gran finale per una grande settimana in MTB. Fisicamente sono veramente stanco, ma ne e’ valsa la pena.
Se volete farvi un idea di posti dove sono stato, vi suggerisco questo video che ha ispirato in gran parte il mio viaggio. Tra l’altro il video e’ di Leslie Brown, il ragazzo che mi ha noleggiato la Mountainbike attraverso il suo ottimo sito www.tenerife-training.net.
In quest’altro video (sempre di Leslie), si puo’ vedere proprio la corriera turistica che portava ad El Portillo su cui si poteva caricare facilmente la Mountainbike.
Quale modo migliore di inaugurare una settimana di ferie, se non inforcare la propria mountainbike e partire senza una meta precisa? E allora non son neanche le 9 che esco di casa.
La mattina e’ un po’ fredda e nuvolosa, ma mi sembra che la Val di Non sia serena. Bene, subito su’ verso la Rocchetta. Prendo in direzione per Ton, ma invece di salire per Vigo Anaunia, salgo poco dopo per Toss. Pendenza 11%. Vabbe’, pian piano si sale. La giornata si schiarisce e il panorama e’ al solito unico. Si passano via splendidi meli carichi di mele, e contadini intenti a raccoglierle.
Arrivato a Toss, osservo la cartina dei sentiere dell’Anaunia, e trovo una stradina che porta da Toss a Dardine. Bene, proprio la congiunzione che mi serviva. Non e’ facile da trovare, devo girare un po’ per il paese, ma alla fine la trovo (in campagna c’e’ anche un cartello scritto a mano che indica la strada). Peccato che non era indicata la pendenza! Una discesa ripidissima che si butta giu’ fino al ponte per attraversare il ruscello sottostante, fatta tutta con i freni tirati. Ma non era la discesa a preoccuparmi … ma la risalita! Fortuna che dall’altro lato solo il primo pezzo era della stessa pendenza (quindi ho spinto la bici), ma poi diventa di una pendenza accettabile, e si sbuca ben presto a Dardine.
E ora si inizia a salire verso l’altopiano della Predaia. La strada e’ abbastanza pedalabile, ma la cosa bella e’ la quasi totale assenza di traffico! Solo qualche trattore che porta in giro le mele appena raccolte e poco altro. Ed il sole iniza a scaldare un po’ (fortuna che avevo messo una felpa sotto la maglia). Comunque alla fine arrivo fino a Vervo’. Volendo si potrebbe continuare a salire verso l’altopiano vero e proprio nella zona dei Sette Larici, ma per oggi ho pedalato abbastanza! Ci saranno altre occasioni per proseguire il giro.
Il rientro decido di farlo dall’altro lato, quindi si sale ancora un po’ e poi giu’ verso Tres e poi Taio. Da qui prendo la strada della Val di Non senza grossi problemi fino allo svincolo per Ton, da dove riprendo la vecchia strada fino alla Rocchetta e poi a casa. Che dire, giornata un po’ fredda ma per il resto tutto OK.
Stavolta i turisti con le loro sardine non mi fregano, e faccio la strada all’incontrario! Quindi partenza nel primo pomeriggio (dopo le prove della MotoGP), in direzione Andalo, ma stavolta passando da dietro.
Quindi arrivo in cima alla Rocchetta ed imbocco la salita che sale verso Spormaggiore. Ad occhio mi sembra piu’ facile questa strada che non salire direttamente a Fai, ho come l’impressione che la pendenza sia un attimo piu’ dolce. E allora si sale abbastanza agilmente fino a Spormaggiore, dove faccio il primo rabbocco d’acqua. Ma che freddo! Il Brenta e’ tutto coperto di nuvole, e senza sole si inizia a sentire veramente freddo. Comunque bisogna proseguire! Passo via lo splendido Castel Belfort e arrivo a Cavedago con il ginocchio sinistro che inizia un po’ a darmi fastidio, ma tanto la meta e’ vicina.
L’ultimo pezzo tra Cavedago e Andalo sembra un po’ piu’ duro (o e’ la gamba stanca?), comunque alla fine arrivo senza problemi ai 1040 mt. di Andalo! Splendido posto, peccato che sia ancora affollato di turisti che vagano come zombie per le strade … contenti loro! Vabbe’, fa freddo e bisogna ripartire. Raccatto un giornale da mettere sotto la maglietta per la discesa, mi mangio la mia bella banana, e subito riparto verso Fai. Ci sono ancora una cinquantina di metri di dislivello prima della discesa, ma passano via senza problemi. Poi giu’ e giu’ per quasi mille metri di discesa. E finalmente un po’ di caldo in piana.
E con oggi, raggiungo i 3000 mt. di dislivello in MTB fatti tutti in questa settimana di meritate vacanze. Ho ripercorso lo stesso giro di lunedi’ (che ho ribatezzato “giro del Fausior“) per cui non mi soffermero’ sul tragitto, ma due parole su quei cazzoni di turisti la devo proprio dire. Voi e i vostri cazzo di esodi estivi avete rotto! Ma e’ possibile che vi mettiate tutti in colonna per salire su e su’ verso Fai? Fortuna che c’era qualche Safety Car che rallentava i piu’ fighi del gruppo che scalpitavano per superarla ^__^. Poveracci. Poi certi diesel che fumano nero (o anche bianco) dovrebbero essere banditi dalle strade.
Comunque la prossima volta credo che provero’ la strada al contrario, salendo dalla rocchetta, dove probabilemte le sardine che salgono sono molto meno.
Che bello e’ ferragosto! Tutti in colonna in autostrada, sui passi di montagna, e perche’ no, anche sui sentieri! No no, qui ci vuole qualcosa di alternativo, sconosciuto, ma bello e impegnativo. E allora via verso Salorno! Come Salorno?!? Sara’ mica impegnativa un pezzo di ciclabile?!? Fidatevi.
La giornata e’ splendida e le poche nuvole in cielo spariscono in fretta e la temperatura e’ molto gradevole. Ben presto arrivo a Salorno, e qui lascio la ciclabile per addentrarmi nel paese per prendere la strada in direzione dei Pochi di Salorno. Avevo fatto gia’ questa strada in moto fino a Cauria, ma non ricordavo il cartello con pendenza 14%! Gulp. Vabbe’, proviamoci. Subito iniziano un paio di rampe sega gambe, ma con estrema fatica arrivo al tornante che avevo addocchiato con Google Earth come inizio della strada che mi interessava fare per giungere al Rifugio Sauch. Ma le gambe sono gia’ stanche (del resto e’ la terza uscita impegnativa in 5 giorni …), per cui subito mi mangio mezza banana e mi avvio per la stradina asfaltata che costeggia delle splendide campagne.
Quando la strada inizia a scendere, mi viene il dubbio di aver sbagliato direzione, ma ben presto si reinizia a salire per una strada che tutto sommato mi sembra dolce rispetto ai “muri” appena affrontati per arrivare ai Pochi! E allora proseguo su’-e-su’ senza spremermi troppo. Le indicazioni per il Sauch mi suggerivano di tagliare per sentieri che ad occhio mi sembravano troppo impervi per la mia MTB, e allora proseguo per la strada che mi da piu’ fiducia. Dopo qualche Km si arriva ad un parcheggio, dove la strada diventa sterrata ed inizia anche il Parco Naturale del Monte Corno.
La strada sterrata e’ un po’ piu’ impegnativa, ma tutto sommato percorribile. Ad un certo punto il cartello per il Sauch mi sembra piu’ verosimile, ma decido di proseguire ancora un po’ per la forestale, ma ben presto la pendenza aumenta troppo, e sembra proseguire per girare attorno alla montagna, mentre io credo di dover passare per la sella che sembrava vedersi prima. E allora torno indietro per un po’, e prendo il sentiero che mi veniva suggerito prima. Le gambe ormai sono kaput, percui alcuni tratti impegnativi devo spingere la bici. Finisco anche l’acqua, ma per fortuna trovo una casa in mezzo al bosco dove una signora gentile mi riempie la borraccia. GRAZIE!
Da qui in poi non manca molto per il Sauch, solo che gli ultimi metri sono molto impervi e la MTB va spinta. E voila’, eccomi in cima! Mi fermo a riposare al roccolo che gia’ avevo visitato quest’inverno per poi riprendere in discesa verso la Pineta di Faedo. La discesa a tratti e’ troppo pendente, e specie dove la strada e’ composta da cemento e grosse pietre smonto e la porto giu’ a mano onde evitare probabili e fastidiosi capottamenti. Poi arrivato alla Pineta di Faedo, la strada si congiunge con quella che viene da Masen, per cui ora e’ tutta piacevole discesa fino a San Michele, per poi girare verso la Cacciatora e tornare a casa attraversando Mezzocorona.
A dire il vero non ero sicuro che ce l’avrei fatta, ma alla fine con un po’ di pazienza e stringendo i denti, il giro e’ stato compiuto. Ole’!
Dopo lo splendido giro a Masen di sabato, sono pronto per un altra avventura forse ancora piu’ impegnativa (sicuramente in dislivello). Per il pomeriggio e’ prevista pioggia, per cui occorre non indugiare e partire la mattina presto, in direzione Fai della Paganella!
La salita e’ molto lunga e dura, ma gia’ l’avevo fatta il mese scorso per la prima volta dopo alcuni tentativi in bici da corsa di qualche anno fa. E allora via, arrivo allo svincolo per Fai attraversando la campagna, e subito inizia la salita quasi a freddo. Pian pianino affronto i vari tornanti che salgono con pendenza costante ed impegnativa, senza praticamente mai nessun punto pianeggiante per riposarsi. Vabbe’, un paio di soste le ho fatte nelle varie soste e per far passare qualche camion con fila di turisti al seguito che non possono superarlo ^__^. Bravi statevene in coda!
Giunto alla Fontana Bianca mi fermo a riposare e a mangiare la banana di scorta che ormai sta’ diventando una consuetudine nelle mie uscite. Bello riposato … stanco morto riparto in direzione del centro di Fai, e vedo che il tempo dovrebbe reggere un altro’ po’, per cui salgo fino al passo Santel e da li’ giu’ in picchiata per la stradina semi nascosta che porta a Cavedago. Splendida e divertente. Sapevo che esisteva, ma non l’avevo mai fatta! E poi di nuovo giu’ per la strada che passa da Spormaggiore fino alla Rocchetta. Uao, splendido anche questo giro. Ma una cosa e’ certa: devo comprarmi una mantellina per il vento in discesa!
Visto che le mie uscite in Mountainbike (MTB) iniziano ad essere sempre piu’ interessanti, ho deciso di iniziare a tener traccia dei percorsi effettuati.
Partenza da casa in direzione Masen di Giovo. Invece della solita ciclabile per arrivare a Lavis, prendo in direzione la Rupe. Qui c’e’ l’omonimo biotopo, che oltre ad essere un posto bellissimo, presenta un sentiero che porta fino alla campagna nelle vicinanze di Zambana Vecchia. Al momento non si puo’ entrare direttamente passando dal ponte della Rupe, dato che ci sono i lavori per la tanto attesa Trento Nord – Rocchetta, ma occorre addentrarsi un po’ per la zona industriale per poter entrare nel biotopo.
Da qui si percorre questo bel sentiero, e si puo’ osservare in tranquillita’ la flora e la fauna del luogo. In pochi Km si sbuca in piena campagna; basta percorrere qualche vigna che subito si arriva alla strada asfaltata che porta dritti a Zambana Vecchia. Proseguo ora verso Lavis, facendo rifornimento d’acqua a Zambana. Purtroppo per raggiungere la Val di Cembra occorre per forza fare un tratto di strada sulla provinciale, che tra lavori in corso per l’interramento della ferrovia Trento-Male’ ed il solito traffico sostenuto, va affrontato con cautela.
Ma eccomi ormai all’imbocco della Val di Cembra, dove da Lavis la strada inizia a salire con pendenze un po’ impegnative per il mio attuale livello di allenamento. Mi fermo poco dopo Maso Franch ad ammirare il panorama in questa splendida giornata di sole, e gia’ vedo la mia prima tappa: Verla di Giovo. Da qui in poi, la strada sara’ piu’ o meno in falsopiano, senza troppi strappi fino a Verla. Qui effettuo una sosta per riempire l’acqua e sgranchirmi le gambe, perche’ sta’ per iniziare il tratto piu’ duro. La salita a Ville di Giovo.
La salita inizia appena uscito del paese, si gira a sinistra e subito devo mettere il rapporto piu’ leggero, ma anche cosi’ e’ molto dura. Fortuna che non c’e’ il cartello ad indicare la pendenza per non deprimermi. Ma con uno sforzo eccomi arrivato a Ville. Splendido panorama: si vedono il Bondone, il monte Casale, la Paganella ed il Brenta. Una cartolina! L’altra volta (poco meno di un mese fa) non ce la facevo piu’ ad andare avanti, per cui ero rientrato proseguendo per Serci di Giovo, e da li’ giu’ in picchiata verso San Michele, ma stavolta sono deciso a salire fino a Masen. In fin dei conti sono solo altri 100 mt. di dislivello, no? E allora via, si riparte dopo un breve riposo.
La salita sembra tranquilla, ma subito appare il cartello della pendenza (18% se non ricordo male) e gia’ sento le gambe che si spaventano. Non mi curo di loro e proseguo pian piano su per la salita e alla fine eccomi a Masen! Yahoo!! Obiettivo raggiunto. Mi fermo al bar dell’albergo in zona per prendere un po’ di cioccolata resuscitante, e si riparte per la stradina che porta fino a Faedo. Fa’ un po’ freddo in discesa e allora devo andare piano, anche perche’ la strada stretta e con qualche buca, non permette grosse velocita’, fino alla Pineta di Faedo, dove la strada si allarga e si puo’ aumentare la velocita’ fin giu’ a San Michele. Da qui solito giro passando dalla Cacciatora per poi rientrare a casa attraversando Mezzocorona.