Don’t trust the smiling penguin

28 June, 2008

Valle dello Sporeggio

Filed under: Mountainbike — Giskard @ 16:01

Non so perche’ ancora mi stupisco di trovare strade sconosciute a pochi km da casa! Piu’ giro il Trentino e piu’ mi accorgo di conoscerlo poco. Sara’ che girando a piedi o in bici si hanno piu’ possibilita’ che non girando in auto o in moto, tante’ che ho acquistato un bel volume con diversi itinerari in mountainbike “dall’Adamello alla Marmolada” di Renato e Piercarlo Margoni. Prima uscita, la Valle dello Sporeggio. Meta’ della valle la conosco benissimo, dato che e’ la strada su cui faccio la maggior parte dell’allenamento in mtb, ma l’altro lato (quello sotto il Brenta) neanche sapevo che fosse percorribile!

Partenza da casa poco prima delle 9 e subito inizio la salita verso Spormaggiore. A dire il vero ero un po’ titubante, in quanto non stavo ancora benissimo dopo il massacrante giro in moto dell’altro ieri. Ma tanto, male che vada giro la bici e rientro in discesa. Infatti la salita fino a Spormaggiore mi sembra piu’ dura del solito, ma dopo una breve sosta alla fontana del paese, mi sento gia’ meglio e sono pronto per ripartire. Il libro indica come percorso una stradina al di sotto della statale fino a Castel Belfort. Proviamola. Il primo tratto e’ asfaltato e poi diventa uno sterrato molto sconnesso, e la pioggia del giorno prima ha reso il percorso molto fangoso. Poi un paio di rampe mi hanno costretto a spingere la bici a mano da quanto erano ripide. Riprendo la strada asfaltata poco prima del Castel Belfort, e mi raccomando di non percorre piu’ questo pezzo, ma solo la statale!

La salita prosegue al solito fino a Cavedago, dove faccio la sosta banana. Le gambe si sono riprese e girano ancora bene, per cui, poco dopo la Chiesa di San Tommaso svolto a destra e mi inerpico su per una carrozzabile. Alcuni tratti sono troppo pendenti per me, e dunque devo scendere a spingere. Dopo qualche chilometro arrivo al punto di non ritorno. Qui ci sono dei cartelli che indicano il percorso come Dolomiti di Brenta Bike, e il terreno diventa di nuovo sterrato e non molto bello (troppi sassi grossi in mezzo alla strada). Ok, proseguiamo, non potra’ essere troppo dura, no? Ben presto inizia la discesa (guardando in alto si vede il sentiero che sale verso la Malga Spora e mi accorgo che sto’ percorrendo la forestale che avevo visto l’anno scorso proprio da quel sentiero!), a tratti scorrevole a tratti molto dissestata. Proseguo fin quando non incontro il cartello “Discesa Pericolosa 20%”. Gulp, certe rampe in discesa!! Con molta cautela affronto le rampe con i freni tirati, e alla fine supero il dislivello senza troppi problemi.

Il percorso prosegue sempre in discesa, quasi mai pedalabile e sempre con i freni tirati, ma e’ molto bello da osservare con dei passaggi tra roccie e con caverne a qualche decina di metri di altezza. Si continua cosi’ fino alla localita’ “Le Seghe”, dove la strada torna ad essere asfaltata e si possono far riposare le mani stanche dal continuo lavoro sulle leve dei freni. Senza problemi si giunge a lambire Spormaggiore, ma subito si taglia in discesa verso l’abitato di Maurina. Splendida collocazione nella conca tra Spormaggiore e Sporminore che in effetti rende il posto molto isolato. Ora bisogna cercare la stradina che porta verso il basso sul ponte in legno per poi proseguire verso Maso Milano. Le strade qui sono mezze distrutte e con nessuna indicazione, ma una volta avvistato il ponte poco piu’ sotto, resta solo da decidere qual’e’ la strada migliore per raggiungerlo. La mia scelta forse non e’ stata la migliore, perche’ sul finale la strada diventava praticamente verticale e ho fatto fatica gia’ solo a rimanere in piedi tenendo la bici senza scivolare! Attraversato il ponte il piu’ e’ fatto, dato che la zona gia’ la conosco e scendo verso Maso Milano senza perdermi. Piccolo appunto per una delle donne piu’ belle mai viste che incontro quasi davanti al ristorante vicino al lago con le trote, che ricambia con piacere un breve sguardo intenso, castrato subito dalla presenza del (credo) marito e figlioletto. Ah, l’amur. Il giro finisce a Maso Milano e non mi resta altro che tornare a casa.

In definitiva un giro che merita. Farlo in senso inverso e’ impossibile (ho cercato di spiegarlo a dei turisti stranieri che ho incrociato durante la discesa delle rampe che gli aspettavano …), ma non ce ne’ veramente bisogno dato che gia’ cosi’ e’ molto bello. Nel libro viene descritto come “Itinerario di discreto impegno fisico, privo di difficolta’ tecniche degne di nota” … mi domando come saranno gli altri 45 itinerari. Mi tocchera’ scoprirlo ^__^

Ossequi,
Giskard

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