Fino a ieri, per me Gino Bartali era un simpatico vecchietto che parlava in modo rauco, conosciuto durante i Giri d’Italia degli anni ‘90.
Ora, dopo l’ottima fiction di Rai1 Gino Bartali -L’Intramontabile-, ho conosciuto quest’uomo di un altro tempo, per quello che e’ stato e per quello che ha fatto.
Grazie Ginetaccio.
Non sono uno di quelli che la domenica restano chiusi in casa, dimenticano la moglie, la fidanzata o i figli (se hanno il torto di non essere tifosi) per poter vedere la partita di calcio e neppure di quelli che il lunedì lo trascorre a discutere dei risultati ottenuti o mancati dal suo atleta e dalla sua squadra del cuore, non sono un tifoso (uno sportivo sì), non ritengo nemmeno giusto investire così tanto in quel genere di comunicazione giornalistica, radiofonica e televisiva che riguarda più il tifo che lo sport, più le marche e gli sponsor che la sostanza dello sport, più la cornice che il quadro, scambiando il fumo per l’arrosto. E’ anche per queste ragioni che mi sono sentito così felice di poter raccontare un uomo, la sua vita, la sua anima, le sue vittorie e le sue sconfitte, un uomo assolutamente fuori dal comune per la sua grandezza spirituale e la sua disarmante semplicità, inscindibilmente legate alla sua eccellenza atletica e sportiva.
Quest’uomo di nome Gino Bartali mi ha affascinato in ogni momento della sua vita perchè è sempre riuscito a conservare la semplicità, la verità e la profonda spiritualità che gli hanno guadagnato il soprannome di ‘intramontabile’.
Ho avuto la fortuna, quando ero ragazzo, di assistere alle sue vittorie per averle ascoltate alla radio, ricordo i titoli dei giornali che lo esaltavano e lo caricaturavano con quel suo enorme naso, ricordo i suoi duelli con quell’avversario gigantesco che si chiamava Fausto Coppi e ricordo una delle sue frasi che lo identificano per sempre nei ricordi come un eterno brontolone: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare….”
Ma ce n’è un’altra, di frase, meravigliosa ed eterna, quando Bartali riferendosi alla vita, al comportamento di molti, avidi e speculatori in ogni senso, ricordava con disarmante semplicità che : “l’ultimo vestito è senza tasche”.Questo è il Bartali che noi abbiamo voluto raccontare e per farlo ci siamo documentati fino allo spasimo andando a leggere ogni più piccola cronaca, migliaia di pagine di giornali, rotocalchi, libri, memorie orali, testimonianze di chi lo ha conosciuto per aver condiviso con lui, corse, vittorie e sconfitte.
Ne è venuto fuori un uomo la cui vita è una vera e propria avventura in tutti i sensi, un’avventura umana completa di cui la bicicletta costituisce solo una parte.
Alberto Negrin

Ossequi,
Giskard



